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CILE BOLIVIA PERU - AGOSTO 2008


Il viaggio che raccontiamo in questa occasione si è svolto durante tutto il mese di agosto; è necessario disporre di circa un mese al fine di poter trascorrere almeno tre settimane "piene" in moto, visti i tempi di trasferimento aereo e quelli "tecnici" legati allo sdoganamento delle moto nel porto di arrivo e partenza.
Il tour "circolare" ha preso il via da Antofagasta (Cile) per toccare prima la Bolivia, poi il Perù e rientrare infine al luogo di partenza. I paesaggi incontrati sono stati i più disparati, tutti comunque degni di nota, si è passati dai deserti di roccia alle dune sabbiose e dalle lagune colorate ai laghi salati; il tutto alternato ai luoghi più famosi che i tre Stati sud americani offrono: ne sono un esempio Macchu Picchu e il Salar de Uyuni.
La Bolivia offre molto di più dal punto di vista paesaggistico, ciò è dovuto, oltrechè alla morfologia del luogo, anche al minor sviluppo economico e turistico; il Perù rappresenta la "via di mezzo", associato per lo più a Macchu Picchu e alle linee di Nazca: molto turismo in questi luoghi stupendi (soprattutto il primo). Il Cile è tra i tre sicuramente il più sviluppato e progredito e si "trova tutto", però offre molto meno rispetto alle altre due Nazioni.
I popoli sono ospitali ovunque e non abbiamo incontrato alcun problema o difficoltà a rapportarci: logicamente bisogna adattarsi ai ritmi locali che sono molto più lenti dei nostri!!!! La lingua parlata è lo spagnolo e l' inglese è poco diffuso.
Le strade sono accettabili ovunque, solo in Bolivia abbiamo incontrato difficoltà sulle impegnative piste in fuoristrada con molta sabbia (circa un migliaio di chilometri), necessarie, ma non obbligatorie, nel senso che ci sono alternative asfaltate che però tagliano una parte consistente di luoghi suggestivi. Se si percorrono le piste andine è necessario attrezzarsi con taniche, in quanto è impossibile reperire carburante per circa 700 chilometri.
Un fattore importante è la quota altimetrica: siamo infatti stati per circa due settimane oltre i 3.500 metri, con punte anche sopra i 5.000 metri e i problemi fisici non sono mancati (spossatezza, mal di testa, febbre), anche perché la parte più in quota del viaggio è coincisa con quella più impegnativa e la stanchezza arrivava in fretta!!! Si beveva molto e mangiava pochissimo, solo zuccheri. Consigliamo prima di affrontare un viaggio simile di consultare un medico in Italia per prevenire gravi fastidi.
Grazie all' organizzazione di Osservando il Mondo, nelle persone di Ettore e Clara, ai quali va il nostro ringraziamento, che hanno curato il trasporto delle moto e la nostra assistenza durante tutto il viaggio con tre fuoristrada "d'appoggio", non abbiamo avuto alcuna difficoltà logistica.
In conclusione: ci sarebbe ancora tanto da scrivere….. viaggio stupendo, impegnativo, insomma da fare !!!!
Marco & Rossana

 

 

 

GRECIA TRA MITI E LEGGENDE DEL PASSATO
20-30 Aprile 2008

Grecia 2008: miti e leggende del passato.
Il modo più veloce per raggiungere la Grecia è il traghetto della Super Fast Ferries che parte da Ancona alla volta di Igoumenitsa. Una volta sbarcati in terra Ellenica si entra subito nella regione del Pireo con strade impegnative ma molto belle dal punto di vista paesaggistico.
Ci si dirige verso Ioannina, oltrepassiamo la città per puntare a nord verso l'Albania che tocchiamo nei pressi del posto di confine di Melisopetra: una delle più grosse difficoltà, forse l'unica, incontrata in questo viaggio è stata l'interpretazione dei cartelli stradali non sempre scritti in carattere "europeo". Ritornando verso Ioannina abbiamo visitato i villaggi tipici della Zagoria di Aristi, Papingo e Monodendri, i primi due prima abbandonati e solo da qualche tempo ripopolati dall' uomo.
La strada che collega Ioannina alle Kalambaka, importante città in quanto situata in un punto strategico, attraversa la catena del Pindo ed è uno dei percorsi più scenografici di tutta la Grecia: usciamo dal Pireo per entrare nella regione della Macedonia per visitare le famose Meteore, il luogo in assoluto più visitato della Grecia e si capisce il perché.
Il successivo trasferimento verso Nord, puntando verso Salonicco, ci consente di visitare i siti archeologici di Vergina, prima capitale della Macedonia e di Pella nota per avere dato i natali ad Alessandro Magno.
Degne di nota a Salonicco sono la Torre Bianca, simbolo della città, e il Museo di Cultura Bizantina; merita anche un giro a piedi della città autentica porta verso la Turchia e notevole porto commerciale e turistico sul Mar Egeo.
Lasciata Salonicco, il nostro percorso prosegue verso sud verso le montagne che si ergono ad ovest del Monte Olimpo, la montagna più alta della Grecia e dimora, secondo gli antichi, delle loro divinità.
Puntiamo diretti verso Atene senza però tralasciare Delfi, villaggio stupendo arroccato sul ciglio di uno strapiombo; molto bello e degno di visita il Santuario di Apollo; percorrendo strade che si snodano attraverso le montagne della Voiotia giungiamo nella capitale dove ci fermiamo un giorno. Molto suggestiva la visita all'Acropoli. Sia di sera, quando è completamente illuminata, che di giorno; merita una menzione anche il quartiere turco di Plaka, turistico, ma molto bello e interessante.
Smaltito il giorno di sosta, riprendiamo la moto in direzione di Patrasso dove ci imbarchiamo sullo stesso traghetto dell' andata che ci riporta ad Ancona.
Qualche nota sul viaggio: durata 10 gg. (trasferimenti in traghetto compresi); km totali percorsi circa 3.000; attenzione allo stato delle strade più trafficate in quanto molto scivolose; temperature da 4° a 30° C; nessun problema per vitto, alloggio e rifornimenti.
In conclusione viaggio consigliato per una breve vacanza non in alta stagione, quando la Grecia si affolla di turisti e le temperature diventano insopportabili (agosto 2007 + 47° C…..).

Marco Ravizza - Presidente BMW M.C. VISCONTEO di Milano

 

Grand Erg Occidental
19 dicembre 2007 / 9 gennaio 2008

IL PRIMO GRUPPO DI AUTO E MOTO AD ATTRAVERSARE INDENNE IL MITICO GRAND ERG OCCIDENTAL IN ALGERIA.

UNA GRANDE FATICA, UNA VERA AVVENTURA MA SICURAMENTE UNA ESPERIENZA UNICA, PORTATA A TERMINE GRAZIE ALL'INTERO GRUPPO CHE SI E' SEMPRE DIMOSTRATO UNITO E COMPATTO ANCHE DAVANTI ALLE MILLE DIFFICOLTA'.

RINGRAZIAMO TUTTI I PARTECIPANTI DELL'IMPRESA, CHE CI HANNO AIUTATO IN QUESTA BELLISSIMA ESPERIENZA

 

Osservando Il Mondo

 

 

1° diario di viaggio


Mercoledì 19 dicembre 2007
Anche quest'anno, riesco a fare un bel giro in moto, nelle desiderate sabbie algerine. L'appuntamento con Ettore all'imbarco, è per le 16 circa. Carichiamo la moto sul carrello di Ettore, trainato dalla sua Land Rover. Sopra ce ne sono già altre sette. Poi arrivano Maurizio ed Irina col loro pik up. Sopra, hanno le altre 2 moto. Il gruppo sarà composto di 17 persone di cui 10 motociclisti. Io monto in auto con Peter. Timbriamo le fiches in polizia e poi finalmente si entra in nave, che è veramente enorme. Alle 20 si salpa mentre siamo a cena. Il dopo cena, è fatto di un po' di chiacchiere ed alle 23.30 tutti a letto.

Giovedì 20 dicembre 2007
Sveglia alle 8.30, colazione e poi torno a letto anche se non dormo, perché devo riposarmi bene per la nottata che trascorreremo in viaggio. Verso le 12.30 vado a fare un pranzo leggero. Poi torno a letto ancora senza dormire. Alle 19 siamo pronti per lo sbarco. Siamo stati fermi in rada davanti al porto di Tunisi per più di un'ora. Alla fine usciamo dai garage della nave. Io e Peter facciamo le formalità in fretta; alle 21.45 siamo fuori dal porto. Ettore esce alle 23 circa. Si parte per i 520 chilometri che ci separano da In Azoua, dopo una sosta al distributore.

Venerdì 21 dicembre 2007

Nottata lunga. A Kairouan facciamo una sosta per mangiare qualcosa e, tra una musica dei nostri tempi, ed un ricordo di altri viaggi ci avviciniamo alla meta. Alle 9.30 siamo alla dogana tunisina, ed alle 10.30 alla dogana algerina. Alle 13.20 circa, usciamo dalla dogana algerina per andare in gendarmeria a dichiarare l'itinerario che faremo e per avere i permessi per proseguire il viaggio. In Algeria questa dichiarazione è diventata un obbligo da quando rapirono 30 tedeschi circa quattro anni orsono. Ci avviamo e, tra un posto di controllo di polizia e tanto sonno, arriviamo a Touggourt alle 18.30. Hotel Oasis, e noto con piacere che dall'ultima volta che ci ho alloggiato, l'hanno risistemato abbondantemente. Usciamo per cena in un ristorantino molto frequentato dove abbiamo mangiato bene. Ci ha accompagnati Lachem, la nostra guida algerina. Alle 22 sono finalmente a letto. Non ho mai desiderato il letto prima d'ora come stasera.

Sabato 22 dicembre 2007
Sveglia alle 7.30 una colazione eccezionale, latte e caffè, un dolcetto, yogurt, pane e marmellata e succo d'arancia. Mai vista tanta roba così in Algeria, per colazione. Alle 8.30 si parte. Passiamo da Ouargla e via diretti per Zelfana. È una stazione di acque termali calde non solfuree. Ho guidato il Defender di Peter, visto che lui era cotto. Cambio automatico, comodo ma non mi piace. Lui ha dormito come un sasso. Alle 13.00 circa arriviamo all'albergo. Siamo vicinissimi ad un bagno turco, composto da una serie di stanzette singole con una vasca profonda ed un rubinetto dal quale esce un forte getto d'acqua calda. Subito scarichiamo le moto dal carrello poi aiuto Maurizio e Irina a scendere le loro moto dal pik up. Noto che la moto di Irina ha la scatola porta batteria dissaldata ed in gravi condizioni. Ha la marmitta che tocca la ruota, e così mi offro per sistemala. Smonto la scatola della batteria e con la nostra guida in auto, vado in centro (500 metri dall'albergo) a farla saldare, e faccio anche una staffa in ferro per reggerla vicina al telaio. Costo dell'operazione 200 dinari ovvero circa 2 euro. Torno al campo, raddrizzo la marmitta a forza di pedate e rimontato la scatola, con la speranza che tutto vada bene. Poi andiamo a fare una bella doccia al bagno turco. Costo dell'ingresso 50 dinari ovvero a mezzo euro. Più tardi, facciamo una passeggiata alla ricerca del ristorante. Nel pomeriggio, Ettore con la guida, è partito per andare ad Hassi Messaud, a prendere gli altri 11 partecipanti che arrivano in aereo. Noi a cena abbiamo mangiato un'ottima minestra coi fagioli, la lubja. Dopo cena tutti a letto con la notizia che gli 11 sono arrivati regolarmente alle 21.00 ma devono dormire vicino all'aeroporto perché c'è il divieto per i turisti di spostarsi per strada dopo il tramonto. Peccato, li vedremo domattina.

Domenica 23 dicembre 2007 (percorsi di 172 chilometri)
Sveglia alle 8.45 anche se non ho dormito benissimo stanotte. Alle 9.30 andiamo a fare colazione al bar vicino alle terme, e mentre siamo lì a gustarci un cappuccino con cornetto, esposti ad un timido sole, arrivano tutte le truppe aviotrasportate. Il primo che mi corre incontro per salutarmi è Oscar poi Massimiliano e a ruota Mara, poi Angelo ed anche Enzo il compagno di Irina. In gruppo ci sono anche 3 ragazzi di Mantova, molto simpatici e piacevoli, ed una coppia di Torino, sempre scherzosi e disponibili ed anche Stefania, che abita a La Spezia. Andiamo al camping e si comincia a preparare tutto per la partenza. Alle 12.30 la benzina è fatta. Tra bidoni e taniche, trasportiamo più di 470 litri per le moto. Andiamo a pranzo al medesimo ristorante di ieri sera. Alle 14.30 si parte. Percorriamo oltre 100 km di asfalto e quando riteniamo che si possa uscire dalla strada, voltiamo a destra; percorriamo 12 chilometri di oued e considerato che sono ormai le 17.30 ci fermiamo a ridosso di una duna per montare il campo. Alle 20.00 la cena è pronta. Più tardi osservo Ettore che con una mappa aperta con Ozi Explorer, segna punto per punto il percorso che faremo domani, scegliendo i passaggi che a occhio e croce sembrano i più facili. Non è freddissimo ma l'aria si fa frizzante e alle 23.00 tutti sono a letto. Anche oggi (come sempre), la mia moto ha fatto circa 30 km/litro.

Lunedì 24 dicembre 2007 (percorsi 56 chilometri)
Giornata bella dura. Sveglia 7.15 colazione e partenza alle 8.45 con molta calma. Terreno piatto per 7/8 chilometri poi troviamo della sabbia, molto molle ed insidiosa. Passiamo i primi 45 minuti della mattinata a disinsabbiare auto. Anche le moto faticano molto, ma riescono a camminare. Tutta la giornata è all'insegna dell'insabbiamento. Come un miraggio ci appare un pozzo con abbeveratoio in muratura ed una bellissima palma a fianco; l'acqua è a circa 15 metri di profondità. Ancora qualche chilometro e c'è un altro pozzo con alle spalle su una rupe conica: un fortino della legione straniera. È altissimo e c'è una strada molto ben tenuta, che, girando intorno a spirale, sale fino alla porta d'ingresso. Andiamo a visitarlo, è molto emozionante; si vede la vallata dove confluiscono ben 3 oued; una posizione veramente strategica. Ancora qualche chilometro, tra cambi di direzione ed insabbiamenti. I punti che ieri sera ha idealizzato Ettore vanno bene, ma le dune sono veramente infide. Sono cordoni molto vegetati dove il vento lavora, sposta e rimuove continuamente la sabbia rendendola a tratti morbida ed in brevissimi tratti, dura. Questa continua migrazione di sabbia è dovuta alle condizioni climatiche molto ventose di questo erg, che trovandosi a nord, risente delle influenze mediterranee ed anche atlantiche. Oggi ci sono state anche due forature di gomme di auto, una di Peter e una di Ettore causate dalle sassaie che si trovano tra un cordone di dune e l'altro. In tutta la giornata abbiamo fatto solo 56 chilometri, e pensare che non siamo ancora dentro al grande erg occidentale. Alle 17.30 campo; il sole scende alle 17.45 e c'è buona luce fino alle 18.10. Ottima cena ed alle 22.30 dopo un po' di tempo trascorso al fuoco, tutti a letto. La giornata è stata molto "calda".

Martedi 25 dicembre 2007 (percorsi 36 chilometri)
Stanotte ha fatto molto freddo e stamattina il termometro segnava meno 3° centigradi. Giornata stradura. Sveglia 7.15 colazione e poi, sempre con molta "calma", parte alle 9.30. Percorriamo subito un tratto non molto impegnativo, poi cominciano una serie di dune altissime, che dobbiamo affrontare, poiché abbiamo un lungo cordone di dune a destra ed altrettanto sulla sinistra. Il passaggio è obbligato ed è necessario cercare il punto migliore per scavalcarle; una serie di insabbiamenti ci rallenta. La sabbia è molto infida perché senza alcun motivo apparente né cambio di colore o conformazione, diventa molle a "macchia di leopardo" per 30-40 metri. Riescono a sprofondare anche le moto! Facciamo pranzo un poco preoccupati. Si riparte verso le 14.15 e per due ore e mezzo lottiamo strenuamente per conquistare ben 300 metri. Mi perdo d'animo pensando che non possiamo nemmeno ritornare sui nostri passi: le dune che stiamo affrontando salgono gradatamente ma sulla cima troviamo delle lunghissime discese di sabbia molle impossibili da risalire. Questa è la situazione e piano piano, a forza di piastre, ce la facciamo. Ci fermiamo per il campo verso le 17.15 in una conca riparata dal vento, visto che oggi ci ha perseguitati per tutto il giorno. Se andiamo avanti così usciamo da questo erg a Pasqua (giusto per fare un altro viaggio nella stessa Algeria!).

Mercoledi 26 dicembre 2007 (percorsi 44 chilometri)
Sveglia 7.15 colazione con l'umidità che ci circonda, degna delle nostre città della pianura Padana. Alle 9 circa si parte. Percorso anche oggi molto impegnativo con dune alte e basse, con sabbia dura ma con grandi macchie di fech fech. Lo strano è che nessuno riesce a capire e prevedere dove a vista, può essere più o meno morbida. Gli insabbiamenti sono ormai frequenti e passiamo molto tempo per individuare i passaggi; ci troviamo in un intricato sistema di dune pazze. Sinceramente me lo aspettavo più simile all'erg di Murzuq! Con la poca strada percorsa oggi, ci rendiamo conto che sicuramente sono necessari altri 5-6 giorni per ritrovare l'asfalto. Spingendo la moto per ripartire dopo una sosta, mi è uscita una lepre da sotto la moto, correndo velocissima, probabilmente aveva la tana proprio sotto il mio mezzo. Alle 17.00 facciamo campo, pulisco il filtro dell'aria, notando fortunatamente assenza di polvere o sabbia. Il mio Suzuki 350 va molto bene, anche se certamente non è un classico 450. Stamattina ho tenuto la telecamera sul casco e ed ho fatto una buona mezz'ora di riprese con il grandangolo. Cena alle 20.00 circa ed alle 22.30 tutti a letto con una temperatura nemmeno tanto rigida. Con la giornata odierna è passata la prima settimana di viaggio.

Giovedi 27 dicembre 2007 (percorsi 38 chilometri)
Sveglia ore 7.00 avvolti da una coltre di nebbia che aumenta a vista d'occhio col sorgere del sole. Il sopratelo della tenda e la sella della moto sono ghiacciati. Salgo sopra una duna e faccio diverse foto ed alcune riprese con la telecamera. In basso, la nebbia emigra fino ad un'altezza di circa sei metri e sopra di essa, un cielo sorprendentemente azzurro. Partiamo verso le 9.15, la pista e le dune sono abbastanza scorrevoli tranne pochi imprevisti. Verso le 11.30 monto la telecamera sul casco e filmo per mezz'ora mentre io ed Angelo scorrazziamo su e giù per le dune. Alle 12.30 Oscar ha un problema di batteria alla moto. Lasciando il quadro sempre acceso gli si è scaricata così dobbiamo smontarla e durante il pranzo viene collegata ad un'auto per ricaricarla . Alle 14.20 si riparte ma c'è sempre l'insabbiamento in agguato che immediatamente ci frena. Ettore sta sempre avanti cercando il passaggio tra queste dune impietose; talvolta dure ma troppo spesso, molli. Lo chef ha un coraggio degno di un vero sahariano; non si perde mai d'animo anche nelle situazioni peggiori. Alle ore 17.00 campo, perché Enzo ha avuto un problema non ben identificato alla sua moto Yamaha TT 600, e ha dovuto abbandonarla in pista a circa 3 chilometri dalla nostra ultima posizione. Oggi abbiamo percorso 38 chilometri con grande fatica. Alle 19.00 mentre riparavamo una gomma dell'auto di Ettore, è arrivato un acquazzone di 20 minuti che ha inzuppa tutto; la ciliegina sulla torta! Le tende però hanno retto bene. Alle 22.45 tutti alle letto.


Venerdi 28 dicembre 2007 (percorsi 22 chilometri)
Sveglia ore 7.15 e colazione, circondati da una umidità paragonabile solo alle pianure del novarese coltivate a risaie. Un gruppo di tre moto torna indietro per riavviare la moto di Enzo. Dopo più di un'ora tornano in due riferendoci di preparare il posto sul pik up perché non la Yamaha non vuole assolutamente ripartire. Cominciamo a svuotare l'auto della guida e mentre Lachem sta per ritornare indietro per prendere la moto, ecco Enzo comparire da dietro le dune. Misteri delle centraline. Finalmente si parte alle 11.15 per cominciare una serie di insabbiamenti veramente da record! Oggi il premio Nobel va sicuramente consegnato a Peter che nel raggio di 100 metri ne ha collezionati ben 4. Si riparte dopo pranzo, il tempo di percorrere 3-4 chilometri e dobbiamo fermarci per avvitare la candela della moto di Enzo, che stamattina non era stata serrata a dovere. Arriva un forte vento fresco che porta un nuvolone carico di acqua; non abbiamo il tempo di pensare a come ripararci che una quantità esagerata di acqua cade sopra di noi accompagnata da fortissime folate di vento. Questo e il secondo acquazzone in due giorni. Smette e noi ripartiamo. Qui l'erg, anche se bagnato, è ugualmente impietoso. Ci sono addirittura dune a cresta stile "Murzuq", ma poi dietro sono morbidissime. Oscar, spesso in discesa, affonda tantissimo la ruota anteriore, tanto che la moto si ferma e si insabbia… dobbiamo andare in diverse persone a spingerlo!!!!! Ancora insabbiamenti, e ancora fatica per percorre i 22 chilometri della giornata. Facciamo campo in una conca, mentre ricomincia a piovere. Per fortuna dura solo cinque minuti, tutto umido... Che schifo. Questo erg è davvero difficile e ci sta creando parecchi problemi. Alle 20.00 ceniamo e poi rimaniamo un poco al fuoco per scaldare le ossa ancora umide dalla pioggia ed alle 22.30 tutti a letto. Stasera scopriamo che tra di noi ci sono ben tre russatori inbestialiti. Il più potente è Eugenio che ronfa come un toro, chissà Lorenza come fa a dormire…con lui. Timimoun è ancora lontana e vedendo come trascorrono le giornate, a volte mi prende lo sconforto... Arriveremo?

Sabato 29 dicembre 2007 (percorsi 31 km)
Sveglia 7.15 e colazione, smontaggio delle tende ancora umide anche stamani ed in più anche affumicate perché eravamo in una conca dove il fumo del fuoco spinto dal vento si depositava. Stamattina ha iniziato a soffiare un leggero vento da nord che lentamente ha sgomberato le nubi, ma fa molto più freddo! Partiamo alle 9.15 e continuiamo ad insabbiarci, più ancora di ieri, nonostante la sabbia sia bagnata. I passaggi spesso sono difficili perché fatti in cresta alle dune ed in contropendenza. Raramente capita di percorrere zone più spianate dove, per nostra fortuna non ci sono dune alte. Con grande gioia a metà mattinata abbiamo finalmente incrociato la pista che da El Golea, va in direzione di un'oasi a circa 80 chilometri a ovest; un buon segno. Ettore, sempre a piedi, cerca il passaggio migliore per entrare nei valloni in discesa. Prima di pranzo attraversiamo una spianata di cespugli e cumuli di pietre miste ad agglomerati di coralli e conchiglie che anticamente, dovevano costituire il fondo di un lago o di un mare. Maurizio con una retromarcia, cercando di prendere la rincorsa per superare un pezzo difficile centra la moto di Marco, rompendogli un carter; per fortuna il danno è superficiale ed il foro che si è creato viene riparato con dello stucco metallico. Approfittiamo della riparazione per pranzare. Si riparte e continuano gli insabbiamenti. Anche oggi il record lo detiene Peter. È ormai allo stremo delle forze, come noi! Decidiamo di sgonfiargli le gomme ad una atmosfera per farlo uscire da un enorme buco. Alle 17.15 facciamo campo dopo aver percorso ben 31 chilometri. Stasera fa molto freddo e quindi dopo cena, qualche attimo per scaldarsi davanti alla legna di acacia che brucia sul fuoco e poi tutti a letto.

Domenica 30 dicembre 2007 (percorsi 21 chilometri)
Altra giornata bestiale... Sveglia 7.10 colazione ed anche oggi è freddino come ieri sera. Mentre chiudo la tenda, trovo uno scorpione verde abbastanza grosso ma intontito dal freddo. Ettore trova un geco di colore scuro che si mimetizzava tra i rami di acacia del luogo, anch'egli intontito dal freddo. Stamani riusciamo a partire alle 8.45 stabilendo un record di velocità senza precedenti (per questo viaggio)!. Dopo qualche chilometro di sabbia con pochi dossi, attraversiamo un'altra catena di dune abbastanza difficile. Qualche insabbiamento ma riusciamo a proseguire con le piastre, la pala e qualche spinta. Intravediamo da lontano una striscia scura; è una spianata dura... Finalmente! Impossibile confondere questa striscia scura con l'asfalto visto che il gps ce lo indica ad oltre 80 chilometri di distanza. Entriamo nella spianata e godiamo la diversa andatura per ben cinque chilometri, poi nuovamente sabbia molto molle ma con dune basse. Durante la giornata alterniamo stati di gioia correndo sul terreno duro, a stati di vera depressione quando c'è da superare un cordone di dune di fech fech. Ora le dune crescono di altezza e dalle 13.00 affrontiamo una catena veramente impegnativa dove dietro ad ogni gobba, si apre una conca ad imbuto molto insidiosa. Finirci dentro significherebbe aggravare ulteriormente il bilancio dei tempi, ormai divenuti lunghi.... Ancora insabbiamenti fino a quando sgonfiamo le gomme di Peter a 0.7 atm. Meno di così, non si può…Andiamo avanti comunque a scalette e verricello. Alle 15.30 mangiamo un boccone dopo aver iniziato un passaggio molto impegnativo. Ettore continua a fare dei tratti a piedi segnando i passaggi più difficoltosi, con dei rami trovati lungo il percorso. La guida Lachem, quando si insabbia, per uscire usa frasche e rami che trova nelle vicinanze. Ettore ha creato un percorso delimitato a destra e sinistra da bastoncini di acacia per evitare le contropendenze e le zone di sabbia molle; sembra di essere in un fettucciato enduristico. Non è per questo però che, chi passa dopo lo chef, non si insabbia. E dire che mezz'ora fa per alleggerire la macchina di Peter è stato eliminato il terminale della marmitta... Questo percorso probabilmente, è stata l'ultima fatica di Ercole. I guai continuano e purtroppo alle 16.10 la Husky di Marco, non si accende più. Siamo tutti sparpagliati su diverse creste di dune nel raggio di 150 metri. Effettuiamo diverse prove e tentativi ma non si riesce a farla partire. Restiamo bloccati proprio in queste dune mentre il vento incomincia a soffiare tra di noi e grosse nuvole si avvicinano. Sono ormai le 18.45 quando cominciamo a montare il campo sul posto mentre Angelo, Flavio, Raffaele e Marco stanno ancora tentando di capire perché l'Husky non dà cenni di vita. Il percorso tra le dune, da prima/seconda e poca terza, fanno aumentare i consumi in modo esagerato anche alle moto nostre e le quattro auto hanno ormai pochissimo gasolio. Le moto viaggiano a medie di 7/8 km litro. Oscar fatica come un forsennato con quel KTM LC8 ribattezzato "il carotone" per il suo colore prevalentemente arancio. Ettore dice che mancano ormai 1.100 metri ad uscire da queste dune poi c'è di nuovo un tratto in pianura per qualche chilometro e poi l'ultimo attraversamento di dune, prima dell'asfalto (mai desiderato così tanto in vita mia). Ci troviamo a circa 1.800 metri dal pozzo di Hassi Ali... Speriamo bene. Non dovrei essere preoccupato, perché rischio veramente poco, la mia moto infatti vale circa 2 mila euro, ma sono preoccupato perché nonostante i grandi sforzi non vedo degli apprezzabili risultati. Cena alle ore 20.00 poi il gruppo si ritrova al fuoco e dalle 22.30 tutti si spostano verso le tende per la notte.

Lunedi 31 dicembre 2007 (percorsi 70 chilometri)
Sveglia ore 6.45 colazione veloce, smontaggio del campo e poi, dopo l'ultimo disperato tentativo di riparazione dell'Husky, la smontiamo per caricarla sul pik up di assistenza. Siamo pronti per la partenza ed ecco che l'imprevisto arriva: l'auto di Peter e non si accende, probabilmente ha finito il gasolio??? Prova svariate volte a metterla in moto e tra la disperazione di tutti, perché ci si rende conto che qui siamo veramente immersi nella sabbia e sarebbe impossibile procurare del gasolio e ritornare sul posto. Proviamo a cambiare il filtro del gasolio che, effettivamente conteneva sabbia ed acqua. Per fortuna l'auto parte, ma che tensione... Alle 9.15 la colonna si muove. In poco tempo riusciamo a superare le gobbe in salita sempre con Ettore alla ricerca dei passaggi a piedi. Dopo la salita, finalmente la discesa, non meno difficile ma sempre discesa. La sabbia è morbidissima ed indecifrabile. Finalmente arriviamo nella spianata intravista da lontano e troviamo il pozzo indicato dalle mappe di Peter: Hassi Ali. Ci fermiamo per qualche foto; l'acqua è ad una profondità di circa 30 metri. Si riparte contenti di essere arrivati almeno fin qui. 7-8 chilometri di piano poi arriviamo ai piedi dell'ultimo cordone di dune. Anche stavolta le dune sono veramente morbide, sembrerebbe ancora di più! Insabbiamenti risolti con le piastre, passaggi difficili in salita e cambi drastici di direzione ci obbligano ad allungare il percorso ma alla fine siamo fuori e ci fermiamo per riprendere le forze pranzando. La nostra guida intanto ripara un giunto omocinetico, che avendo rotto una cuffia si era riempito di sabbia. Ripartiamo per terminare le ultime tre (di numero) dune alte e finalmente siamo fuori dall'Erg. Ora possiamo veramente esultare scattando decine di foto di gruppo come da rito ormai consolidato in questi viaggi. Poco oltre incrociamo un altro pozzo, Hassi Djamet. Ancora qualche chilometro piano e per rimanere in tema nuovamente della sabbia. Approfittiamo della situazione per usare ancora una volta le piastre spingendo alcune auto. L'apice è stato raggiunto quando Lachem insabbiandosi è costretto a fare retromarcia, grattando in maniera netta parafango anteriore e portiera dell'auto di Peter. Incidente nel deserto, un paradosso...! Sono ormai le 17.00 quando vediamo in lontananza la striscia di asfalto ma il primo a finire il gasolio è Peter. Viene trainato fino al campo che decidiamo di allestire poco oltre. Alle 19.00 cominciano i preparativi per il cenone... Siamo tutti contenti e consci di essere usciti per grazia di Dio e con il costante aiuto, soprattutto fisico, delle nostre donne che come sempre hanno largamente dimostrato di essere il vero "sesso forte". Alle 21.00 il cenone ha inizio, veramente all'altezza dell'impresa eroica appena conclusa; antipasto di crostini con caviale e paté di olive e gamberetti in salsa rosa; poi arrivano i tortellini al burro versato e parmigiano, seguiti dal cotechino con lenticchie, frutta secca, torrone e la classica torta crostata con le candeline, accompagnata dallo spumante. Poi tutti al fuoco per le ultime battute, contenti di essere usciti da quell'incredibile inferno di sabbia che si è presentato molto più difficile delle previsioni. Buon capo d'anno.

Martedi 01 gennaio 2008 (percorsi 225 chilometri)
Alle 4.30 della mattina Ettore e la guida Lachem sono partiti per andare a prendere benzina e gasolio in direzione di Timimoun. Noi con tutta calma, ci alziamo vedendo spuntare il sole dietro la duna. Sono ormai le 8.30 quando facciamo colazione poi, con calma smontiamo il campo. Il tempo trascorre e la giornata si presenta con un sole splendente e l'aria fresca. Vicino al campo ci sono diverse tombe preislamiche ravvicinate tra loro; andiamo a curiosare e ne contiamo 10. Sono le 14.00 quando vediamo Ettore e Lachem rientrare col pick up. A Timimoun hanno trovato solamente benzina per le moto mentre per il gasolio hanno dovuto fermare alcuni camionisti per strada per avere il gasolio necessario al trasferimento almeno fino a Timimoun. Ci portano anche del pane fresco col quale pranziamo. Alle 14.40 si parte per percorrere i 220 chilometri che rimangono per raggiungere Timimoun. Arriviamo nell'oasi, presso il camping Rose de sable, quando sono ormai le 18.30. Il tempo di prendere possesso delle modeste ma pulite camere e fare una doccia calda (i pochi fortunati), e siamo pronti per la cena. Stanotte dormo in camera con Angelo ed Oscar e spero che quest'ultimo non russi troppo e non sia rumoroso come il suo "carotone". Per cena abbiamo un' ottima ciorba, del pollo in umido con piselli ed un piatto nuovo per me, molto raffinato: frutta cotta con carne di montone ovvero albicocche, prugne, uvetta, mandorle, cannella, zucchero. Veramente buono. Alle 23.00 tutti a letto.

Mercoledi 02 gennaio 2008 (percorsi 130 chilometri)
Sveglia 7.40 fuori è freddissimo, ma anche in camera!!! Stanotte, tra Oscar e Angelo non ho capito bene chi ha segato più legna... Per fortuna avevo i tappi nelle orecchie. Colazione e alle 9.30 si parte per fare un giro ad anello nella sebka di Timimoun. All'inizio rimaniamo nel piatto della sebka stessa, molto molle che durante le piogge si allaga. Poi un poco di sabbia e successivamente piste segnate. Visitiamo 4-5 piccoli villaggi immersi nei palmeti. Spesso sono presenti le mura vecchie e cadenti che una volta, proteggevano i villaggi interni. Il luogo più significativo e meglio conservato che visitiamo è Sidi Mansour, che prende nome dal Marabutto di quel villaggio, morto e sepolto in un mausoleo adiacente alle mura. Il vecchio forte è ben conservato. Il paese ormai è stato spostato verso il palmeto e la nuova sorgente d'acqua a circa 300 metri dalle vecchie mura fortificate. Pranziamo in una calda giornata di sole ma con l'aria sempre fresca. Facciamo rientro al camping verso le ore 16.30. Il gruppo si ferma in paese, io sono stanchissimo così ne approfitto per rimanere al camping e fare delle foto nei dintorni. Alle 20.30 cena ottima ed abbondante con del minestrone di verdure, carne di montone in umido con polpette di vegetali e crocchette di patate fritte tagliate finissime e per finire dell'insalata mista e della frutta. Dopo cena uno spettacolo con una decina di suonatori di flauto, tamburi e battimani, ed alle 22.30 tutti a letto.

Giovedi 03 gennaio 2008 (percorsi 217 chilometri)
Sveglia 8.20 stanotte c'è stato un grosso concerto di trombettieri, il più potente è stato Oscar. Colazione, ed alle 10.00 circa andiamo tutti a fare grandi spese al mercatino, e nei negozietti del centro. Alle 12.30 pranzo in un ristorantino sotto un sole caldo, a base di pollo e patate fritte e poi rientro al camping per vestirci e caricare i bagagli; alle 14.40 tutti al distributore. Si parte con un forte vento di sabbia che non promette nulla di buono. Incominciamo la risalita col vento alle spalle che ci facilita l'andatura. Alle 18.00 arriviamo nuovamente all'ultimo campo nei pressi delle tombe preislamiche e ci spostiamo dalla parte opposta, sotto la falesia per fare il campo. Alle 20.30 cena e verso le 21.00 comincia ad alzarsi un vento freddo che ci costringe a chiuderci nelle tende. Stasera non abbiamo nemmeno la legna per il fuoco...

Venerdi 04 gennaio 2008 (percorsi 446 chilometri)
Nottata infernale... La brezza della sera si è trasformata in vento caldo e forte che per tutta notte ha piegato le tende sulle nostre teste... Mi sono alzato due volte per controllare che i picchetti reggessero. Che palle sto vento! Addirittura da tanto che era caldo ho cominciato a sudare dentro al sacco a pelo. Alle 7.15 finalmente la sveglia, niente colazione perché il vento ci impedisce di accendere il fornello quindi ci mettiamo subito in movimento. Dopo circa due ore di strada, troviamo finalmente una gargotte dove possiamo bere un the caldo e mangiare le ultime brioches. Più tardi alle 13.00 ci fermiamo per un veloce pranzo. Il tempo stamani è molto brutto, il cielo è coperto ed vento molto forte. L'asfaltata ci porta ad attraversare El Golea, che è veramente racchiusa in una gola tra rocce da una parte e cordoni di dune dall'altra. Alle 17.00 finalmente raggiungiamo Zelfana, meta del nostro ultimo trasferimento di gruppo. Provvediamo subito a caricare le moto sul carrello ed alle 18.30 ci rechiamo tutti insieme all'hammam per fare una bella doccia calda. Rientriamo in albergo ed alle 20.00 siamo pronti per la cena. Ci rechiamo al solito ristorantino davanti alla moschea. Alle 22.00 tutti nel ballatoio dell'albergo per i saluti, visto che domattina alle 6.00 il gruppo aviotrasportato partirà per rientrare in Italia. Alle 23.00 tutti a letto dopo esserci salutati calorosamente ed aver scambiato gli indirizzi di posta elettronica.

Sabato 05 gennaio 2008
Sveglia alle 7.15, orario del rientro di Ettore dall'aeroporto. Ci prepariamo per la partenza, finendo di legare le moto e sistemare i bagagli sul carrello. L'avventura non è finita: al distributore di Zelfana non c'è gasolio, strano eh!!! le nostre auto sono quasi a secco; arriviamo sulla strada principale, e cominciamo a fermare tutti i camion che passano, e l'80% dei camionisti ci regala qualche litro di gasolio. Riusciamo a raccogliere circa 80 litri, il minimo per arrivare verso le 12.0 a Ouargla presso il distributore dove, facciamo una coda di mezz'ora ma almeno riusciamo a fare il pieno. Verso le 13.30 ci fermiamo per pranzare lungo la strada. Naturalmente i guai non sono ancora terminati: Ettore buca verso il tramonto ma fortunatamente in pochi minuti riusciamo a cambiare la gomma e ripartire. Finalmente arriviamo alla frontiera algerina alle 21.00 circa. Formalità velocissime perché in uscita non ci sono persone. Arriviamo alla frontiera tunisina, altrettanto rapida e alle 23.00 siamo fuori, pronti per consumare un pasto caldo al ristorantino fuori dalla dogana. Raggiungiamo quindi Nefta, dove ci fermiamo all'hotel Caravanserraglio; finalmente una stanza calda.

Domenica 06 gennaio 2008
Stanotte ho fatto finalmente una dormita coi fiocchi e che bellezza fare colazione seduti al tavolo, con dei croissant caldi. Alle 8.45 si parte e sulle strade della Tunisia riusciamo a procedere abbastanza velocemente giungendo a Kairouan per l'ora di pranzo. Io sono sull'auto di Peter con Mara e Massimiliano e tra due chiacchiere e qualche canzone, arriviamo all'hotel Amilcar a Sidi Bou Said per le ore 18.30.Camere calde ma sempre più devastate. Esco subito per una passeggiata, salendo la strada verso il centro del paese. Alle 20.30 zuppa di pesce, brick a l'euf e gamberoni grigliati, poi una passeggiata fino al caffè De Nat per il classico the con i pinoli. Alle 23.30 tutti a letto.

Lunedi 07 gennaio 2008
Sveglia 8.45, colazione poi un saluto a Max e Mara che hanno il volo alle 11.30. Alle 10.30 io e Clara, prendiamo il trenino per andare fino in centro a Tunisi. Due chilometri a piedi fino a porte de France, in fondo ad Avenue Bourghiba, ed entriamo nel souk. Gli ultimi oggetti commissionati da casa mi portano ad acquistare del vasellame, dopodiché ci incontriamo con Peter ed Ettore all'esterno di un bar dell' Avenue. Pranzo al ristorante Acquarius con dell'ottimo pesce. Al tramonto, vado verso Sidi Bou Said per fare qualche foto. La sera s'accordo con degli amici italiani residenti a Tunisi per lavoro, ceniamo presso il ristorante multisala Plaza: una pizza accompagnata da ottimi stuzzichini a base di pesce.

Martedi 08 gennaio 2008
Sveglia 8.15 colazione e partenza per il porto. Ultima sosta per acquistare della frutta e poi entriamo nell'area doganale. Controlli abbastanza veloci mentre la nave arriva alle 12.00 circa. Finalmente alle 14.30 salpiamo alla volta del Mediterraneo.


Mercoledi 09 gennaio 2008
Una lunga dormita ed una navigazione tranquilla, mi tolgono gran parte della fatica accumulata nei giorni trascorsi nel deserto; arriviamo in porto a Genova alle 12.30.
Le operazioni di polizia, sono più lunghe di quelle tunisine. Riusciamo ad uscire dal porto ben oltre le 15.00. Un ultimo saluto a Ettore, Clara e Peter, vecchi amici di faticose ma bellissime esperienze africane e mi dirigo verso la Versilia, dove ad attendermi troverò i "miei cari".

Ignazio Calace

 

2° diario di viaggio

QUELLA SPORCA VENTINA

Tutto e' nato cercando qualche posto nuovo, non ancora invaso dai programmi dei Tour Operators, qualcosa di diverso rispetto ai soliti circuiti che, per quanto molto belli, non danno piu' quella sensazione di avventura e di novita' che alligna in ognuno di noi. Scrutando l'Algeria dall'alto di Google Earth siamo arrivati al Grand Erg Occidental.
Estendendo la ricerca su Internet abbiamo ricavato pochissime notizie: niente racconti di viaggio, pochissime immagini, nessun TO che abbia in programma di andarci e lo palesi, nessuna spedizione che si e' annunciata in quella zona. La perplessita' e la curiosita' si fanno strada: perche' quel luogo e' cosi' poco frequentato ? Google Earth fornisce immagini di dune a perdita d'occhio, accatastate ordinatamente una sopra l'altra, in apparenza superabili perche' i possibili passaggi si vedono anche dall'alto. Una indagine sul luogo ci rivela che la parte nord dell'Erg e' sede di giacimenti petroliferi e dunque presidiata dall'esercito e decisamente non transitabile: non si puo' quindi entrare da Ghardaia. Ettore Francesconi, l'organizzatore del viaggio per conto di Osservando il Mondo, formula una rotta ipotetica genericamente a sud ovest di un possibile punto di inserimento a nord di El Golea (El Meniaa). Li' siamo lontani dalle installazioni petrolifere e non ci dovrebbe essere problema ad avere le autorizzazioni. Con l'aiuto dell'agenzia locale viene formulato il documento da presentare alla Gendarmerie contenente il tragitto seguito dal gruppo.
Arrivati sul posto, ci approveranno una rotta genericamente definita Ghardaia - Timimoun con escursioni a Beni Abbes, senza specificare se il tutto era da farsi su asfalto oppure fuoristrada. Certo, l'argomentazione vista dalla scrivania di un ufficio e' senz'altro valida ma cosa avrebbero detto eventuali gendarmi incontrati casualmente nelle sabbie ?

E' cosi' che, pieni di dubbi ma eccitati dalla piccola avventura che ci si presentava dinnanzi, sbarchiamo a Tunisi equipaggiati di tutto punto. Il gruppo e' formato da 4 fuoristrada e 10 motociclette per un totale di 18 persone compresa la guida. Parte dei partecipanti, la brigata aerotrasportata, arriveranno in aereo tre giorni piu' tardi: sono motociclisti e passeggeri che dispongono di meno tempo per spostarsi lungo le interminabili strade algerine.
Ci ritroveremo tutti a Zalfane, localita' termale a breve distanza da Ghardaia, e da li' avra' inizio la vera spedizione.

A poca distanza dal punto di ingresso troviamo la prima sorpresa: un bellissimo fortino francese della Legione, situato su un rialzo naturale posto al centro della confluenza di tre grandi oued. Perfettamente conservato, ci ha dato una mezz'oretta di svago girando i locali interni e salendo sul suo muro perimetrale.

Poi, quasi subito, si inizia a fare sul serio. Basta duro, basta sassi, rimangono i ciuffi di vegetazione (tantissimi, rari soltanto al centro dell'Erg) e arriva, implacabile, la sabbia: molle, mollissima, nella quale affondi anche con la moto, indifferente al colore, alla temperatura, all'umidita': si sprofonda alle 9 del mattino cosi' come alle 2 del pomeriggio. La temperatura e' bassa, la notte si finisce normalmente agli zero gradi, spesso anche sotto; l'umidita' non ci ha lasciato per quasi tutto il viaggio, il vento spirava teso e cambiava spesso direzione, creando orgie di dune rivolte a tutti i quadranti. La sabbia dura era la chimera del minuto successivo, praticamente si viaggiava solo sulle creste, la' dove il pericolo di debordare ti porta automaticamente al ribaltamento....
Avanziamo lentamente, in mezzo a panorami favolosi, con Ettore che fa l'ariete e scende ogni spesso per percorrere a piedi anche un km oltre la sua posizione e poi decidere il miglior passaggio da percorrere. Le altre auto rimangono sempre dietro, appollaiate come avvoltoi sulle creste delle dune che seguono la posizione di Etttore, e quando il 110 si muove anche le altre macchine cambiano posizione per portarsi alla cresta successiva, inquadrando con difficolta' le tracce che precedono spesso gia' parzialmente cancellate dal vento....
Le moto inizialmente approntano il circus che prevede ampi giri in tutte le direzioni con salti, insabbiamenti e ribaltamenti senza conseguenze per piloti e mezzi. Col passare dei giorni i motociclisti diventeranno piu' attenti al percorso delle auto fornendo preziosi aiuti a Ettore e andando spesso in ricognizione, ma non solo: tutti aiutano le auto insabbiate ( compresa la Camilla che spesso, forse troppo spesso, ne ha bisigno! ) scavando e posizionando le scalette-piastre o aiutando nell'estrazione con il verricello.
Per ben 8 giorni ci addentriamo nell'Erg: obiettivo il pozzo di Hassi Ali' posto all'inizio del Reg di Hassi Ali' dove finalmente avremmo trovato il duro. Arriviamo a questo pozzo al pomeriggio dell'8o giorno e attraversiamo il piattone sassoso non a manetta ma con grande prudenza per non compromettere le gomme sgonfie. il 9o giorno lo passiamo per superare l'ultimo, durissimo, canalone: 10km di sabbie molli e battute dal vento senza soluzione di continuita' . Arriviamo al pozzo di El Djelid e al relativo Reg, basta sabbia fino alla strada per Timimoun, nel tardo pomeriggio dell'9o giorno, tutti scarsi di carburante e stremati dalle emozioni dei giorni precedenti. La Camilla rimane senza gasolio a 2km dal campo e deve venire trainata dal 110, anche lui pero' alla fine arrivato corto di carburante. La mattina del 10o giorno Ettore e la Guida partono con il pickup per recuperare benzina e gasolio per i mezzi e finalmente all'ora di cena facciamo il nostro ingresso a Timimoun.

L'impressione finale e' stata quella di aver vissuto una esperienza unica e difficilmente ripetibile, con un gruppo molto compatto e formato da persone valide che, anche lui, difficilmente si potra' ricreare. Lo splendore della natura attraversata ha giustificato tutti gli sforzi, l'ambiente nel quale siamo stati, sono sicuro, restera' poco frequentato ancora per molto tempo......


La spedizione, dalla A alla Z

A come Algeria: Natura come sempre bellissima e struggente, popolazione che ti da' un amaro sapore di passivita'. E ti chiedi quanto tempo ancora passera' prima che tutti questi uomini che vedi in strada o al massimo al bar comincino anche loro a rimboccarsi le maniche, come i loro vicini tunisini o libici, ti chiedi quando sara' loro consentito di accedere ad una vita migliore se lo vorranno, una vita che va oltre i turni di lavoro nelle prospezioni della Sonatrac.. L'Algeria e' un paese produttore di petrolio, abitata da genti diverse, arabi, touareg, neri, ma al di fuori delle ricche regioni del Nord tutte le razze sono uguali nella loro poverta' intrinseca, nella mancanza di attivita' produttive che possano dare qualcosa da fare per realizzare una vita qualsiasi anche se semplice. Qui capisci come fa il GSPC a reclutare adepti per Al Qaeda, qui ti rendi conto di quanto siano sbagliati i vaniloqui occidentali sulla condizione di vita delle regioni sahariane...

B come Barcane: tante, tantissime, disordinate perche' nell'Erg Occidental i venti cambiano spesso, anche due o tre volte ogni giorno, e dispongono le dune in pose apparentemente non geometriche, una sopra all'altra senza soluzione di continuita', costantemente battute da un vento qualunque e quindi formate su ogni lato da sabbia di riporto: attraversarle e' difficilissimo, trovare i passaggi per aggirarle ancora di piu'.

C come Camilla: questo viaggio le ha chiesto molto, forse piu' del suo limite, pero' mi ha ancora una volta riportato a casa sano e salvo attraverso passaggi laterali al limite del ribaltamento e percorrendo piu' volte le creste delle dune, unici luoghi dove la sabbia era dura.. Nei prossimi giorni vedro' i danni che ha subito e iniziera' l'opera di restauro....

D come Donne: le donne del gruppo erano 5: una motociclista dura, impavida e cocciuta che ha spronato il suo Dr350 alla morte, una cuoca e cambusiera che ci faceva dimenticare con le sue cene le difficolta' della giornata e tre passeggere che hanno collaborato in modo formidabile alla riuscita del viaggio e del gruppo, sempre in aiuto di chi era in difficolta', pala o scaletta in mano per scavare sotto le macchine partecipando anche alla 'compagnia della spinta'... Un grosso grazie a Clara, Irina, Lorenza, Mara e Stefania.

E come Erg Occidental: in questo posto, pieno di panorami bellissimi e visioni mozzafiato, capisci che la natura e' qualcosa che l'uomo non riuscira' mai a sconfiggere. Qui' la Madre di tutti noi ti confida con il bisbiglio continuo dei suoi venti che questo luogo e' un ambiente privato e ti suggerisce a gran voce che forse e' meglio se non ci stai a lungo... anzi.. forse e meglio se non ci vai proprio..

F come Forze dell'ordine: l'invadenza delle forse dell'ordine e' stata pressante come non mai. Per recarsi in Algeria adesso occorre, oltre a visto, invito e guida dall'ingresso in frontiera fino all'uscita, depositare all'ingresso nel paese l'itinerario che si seguira', itineriario che deve essere approvato dalla Gendarmerie che si trova 1 km circa oltre al valico di frontiera. Questa incombenza non e' una formalita': ad ogni posto di blocco (e ce ne sono tanti!) oltre ai controlli di identita' veniva richiesta via radio l'autorizzazione alla prosecuzione del viaggio...

G come Guida: Lachem, credo si scriva cosi' in caratteri romani. Sempre disponibile e sempre presente, ha collaborato al massimo e non ha mai protestato anche quando c'era il dubbio che il "piano di volo" presentato non comprendesse proprio tutto il persorso che abbiamo effettivamente percorso.

H come Hotels: in Algeria ce ne sono pochini e, in generale, non sanno cosa sia il riscaldamento; per lo piu' le camere erano piu' fredde dell'ambiente esterno; Da segnalare assolutamente un esercizio: il Camping la Rose des Sable a Timimun. I bungalow erano come nel resto del paese ma il Ristorante, pur essendo arredato in modo approssimativo (come nel resto del paese) aveva una cucina semplicemente fantastica! In quel posto ho mangiato piatti locali sempre diversi, buonissimi, cucinati con amore. Niente poulet avec pommes fritte, ma piatti di cucina locale mai assaggiati e di grande impatto, come un piatto, chiamato "zucchero salato", fatto di montone cotto insieme alla frutta, intesa come prugne, mandarini, uvette e altri sapori agrodolci, oppure un altro piatto di cui non so il nome nel quale compaiono delle patate in pastella buonissime che accompagnano un pollo in umido, oppure una zuppa di verdura con carne, di diversi livelli superiore alla classica 'chorba'...

Icome Inconvenienti: ne abbiamo subiti parecchi. I mezzi, auto e moto, erano tutti tirati al limite delle loro possibilita'. Prime vittime dell'Erg Occidental sono state le coperture: tagli e bucature sia di auto che di moto sono stati parecchi anche se tutti risolti con poco tempo perso. Una moto non e' partita ma, dopo una notte passata sulla cima di una duna ad ammirare il paesaggio, ha deciso di riprendere servizio; per un'altra invece non c'e' stato proprio nulla da fare ma eravamo ormai all'uscita del tratto difficile.

K come KTM: ce n'era uno solo, un imponente 980S Adventure, unico bicilindrico in un mondo di mono. Il "carotone": vera forza della natura, decisamente eccessivo per il percorso fatto; a lui e ad Oscar, il suo pilota, va il record di insabbiate motociclistiche, tenendo presente che le moto si insabbiavano anche in discesa...

L come Lista dei partecipanti: il foglio contenente la lista dei partecipanti alla gita e' andato a ruba nei numerosi check point che abbiamo incontrato lungo la strada. Comprendeva anche le generalita' dei genitori di ciascun turista, senza le quali scattava inesorabilmente il controllo manuale, uno per uno, di tutti i passaporti....

M come Motociclisti: 10 duri, durissimi compagni di viaggio. Andavano su' e giu' dalle dune e aiutavano a trovare i passaggi e a uscire dalle situazioni di difficolta'. Angelo (di nome e di fatto), Enzo, Eugenio, Flavio, Ignazio, Irina, Marco, Massimiliano, Oscar e Raffaele: parte di un gruppo omogeneo e affiatato senza il quale con ogni probabilita' avremmo avuto molta piu' difficolta' a superare gli ostacoli posti dalla natura.

N come Navigazione: la GNV e' apparsa migliorata nei suoi punti deboli, anche se molta strada e' ancora da percorrere. Il personale, specialmente quello del self service, e' apparso piu' gentile e dispobile delle ultime volte. Manca sempre un Duty Free Shop degno di questo nome. Lo sbarco a Tunisi e' avvenuto tutto sommato in modo rapido mentre quello a Genova, non ostante la nave fosse semivuota, e' risultato lento ed estenuante ( oltre due ore di attesa DOPO l'attracco ) a causa dell'inefficienza del sistema di controllo di polizia adottato dalle nostre autorita'. In questo campo la Tunisia ci da' parecchi numeri...

O come Organizzazione: Ettore Francesconi, il nostro chef de group, si e' adeguato alla situazione ed ha superato se' stesso. Il percorso di attraversamento dell'Erg Occidental che abbiamo adottato e' stato lungo circa 350km: lui ne ha percorsi almeno altri 100 a piedi, esplorando i possibili passaggi per verificare la consistenza della sabbia, a volte picchettando i percorsi particolarmente difficili con balises fatte da rami di cespuglio: il vento infatti cancellava le tracce del suo passaggio nel giro di uno / due minuti rendendo particolarmente difficoltoso seguire la strada aperta. Clara ha pensato al cathering con piatti serali sempre apprezzati e con un cenone di fine anno realmente impensabile all'interno di un grande Erg.

P come Piastre: quelle australiane in gomma sono assolutamente inadeguate e prive di ogni utilita': si avvolgono intorno alle ruote e la macchina rimane li'.... Le scalette utilizzate sotto le ruote funzionano invece egregiamente. Nel caso della Camilla c'e' stato un pikkolo effetto collaterale: il terminale di scarico si e' arrotolato in una scaletta e abbiamo dovuto segarlo via...

Q come Quattroperquattro: ce n'erano quattro: il Def 110 Td5 di Ettore, il pickup Toyota HiLux della guida, il Mitzu L200 di Maurizio e poi la Camilla. Tutto sommato si sono comportati bene riportando danni non bloccanti: batteria scarica e cuffia di una ruota anteriore staccata (riparata sul posto) per il Toy, un fastidioso contatto di centralina per il 110 (bypassato con shunt elettrico sul posto) oltre alle forature di cui abbiamo gia' detto. A cose fatte e' stato un bene che non ce ne fossero di piu'.

R come Reg: il sogno di noi viaggiatori, l'uscita dall'Erg verso nord-ovest, cercati e trovati dopo ben nove giorni di attaversata avventurosa.

S come Sabbia: Sempre difficile, sempre presente anche nell'aria, sempre molle secca oppure fango, quando si mischiava con l'umidita', fortissima, della notte o con le pioggie che hanno imperversato per poco piu' di un giorno.

T come Tempo: come si suol dire, non ci siamo fatti mancare nulla. La temperatura e' andata dai -3 della notte ai 20-25 gradi del giorno, mai troppo calda, spesso molto fredda e con umidita' elevatissima; non raro e' stato il fenomeno della brina sulle tende e sulle barcane di sabbia che diventavano bianche di gelo. Durante questo viaggio e' anche piovuto e, in una occasione, si e' presentata perfino la nebbia, fitta e impenetrabile come quella di Milano: fortunatamente e' durata poco.

U come Uomo: Merita una citazione molto speciale Maurizio, contemporaneamente pilota del Mitzu e motociclista quando glielo concedevano, ma soprattutto immancabile presenza su ogni tipo di difficolta': di percorso, meccanica, di guida. Come Eta Beta, estraeva dalla cabina del suo pickup sempre l'utensile giusto per risolvere la situazione contingente formulando suggerimenti sempre utili e spesso risolutivi.

V come Viaggio: unico, impagabile, di grande soddisfazione, di che dire "io c'ero". Probabilmente nessuno di noi lo rifara' mai piu' pero' per tutti e' stata l'occasione per provare e a volte superare i limiti propri e del proprio mezzo in mezzo ad una natura da mozzare il fiato...

Z come Zarfane: ridente localita' termale Algerina a circa 70Km da Ghardaia, base della nostra spedizione. Come per tutto il resto dell'Algeria potrebbe essere molto meglio, potrebbe essere realmente un piccolo polo turistico, se solo ci fosse la volonta' di farcelo diventare....

Peter Komanns


Hanno partecipato al viaggio Algeria: Grand Erg Occidental e sebkha Timimoun

- Ettore (lo chef) e Clara (Land Rover)
- Maurizio e Lorenza (Mitsubishi)
- Peter e Stefania (Discovery)
- Lachem (la guida algerina) e Mara (Toyota)
- Angelo (moto Honda)
- Eugenio (moto Beta)
- Flavio (moto Husqvarna)
- Ignazio (moto Suzuki)
- Irina (moto Suzuki)
- Marco (moto Huskwarna)
- Massimiliano (moto Beta)
- Oscar (moto KTM)
- Raffaele (moto Huskvarna)
- Vincenzo (moto Yamaha)

 

 

 

MAROCCO: DESERTI E MONTAGNE
dal 21-30 Aprile 2007

- VIAGGIO STRADALE PER MOTO BMW -

 

Grazie alla perfetta organizzazione del tour operator "Osservando il Mondo", il viaggio in moto, organizzato dal BMW Motorrad Club Brescia, comincia da Malaga; con un breve trasferimento giungiamo ad Algericas, da dove ci imbarchiamo per Ceuta, enclave spagnolo in Africa e zona franca. Sbarcati percorriamo pochi chilometri e raggiungiamo la dogana marocchina, dopo un' estenuante attesa, otteniamo i documenti necessari per varcare la frontiera. Il tempo continua ad essere uggioso ma non ci preoccupiamo e continuiamo la nostra strada verso il sud del paese...non sembra ancora di essere in Africa e il paesaggio non appare ancora in tutta la sua meraviglia.
Trascorriamo la prima sera a Fes, la più antica delle città imperiali; può essere definita la città simbolo del Marocco. Fondata poco dopo l' invasione araba dell' Africa settentrionale e della Spagna, Fes non tardò a diventare il più importante centro religioso e culturale del paese. La medina di Fes el-Bali (vecchia Fes) è una delle più grandi città medievali ancora esistenti al mondo ed è patrimonio dell' Unisco.
Il giorno successivo attraversiamo la catena dell' Atlante, con un susseguirsi si situazioni climatiche consone al nord Europa, ci rendiamo conto "troppo tardi" di essere abbondantemente sopra i 2.000 metri di altitudine. Per buona parte dell' itinerario. Oltre la catena montuosa il paesaggio cambia decisamente, c' è infatti molta meno vegetazione a causa delle scarse piogge e si comincia a "annusare" l' Africa dei deserti. Passiamo per le Gorges du Ziz e giungiamo prima a Erfoud e poi nell' oasi di Merzouga dove dormiamo in tende berbere allestite nel deserto. Esperienza unica da provare assolutamente. Raggiungere l' oasi ha permesso anche di poter guidare la moto su vera pista sahariana e farci sentire protagonisti di un immaginario rally. Il paesaggio e' decisamente cambiato, l' alternanza tra pietraie rosse e oasi scavate in canyon e' folgorante, ora e' Africa e lo si avverte anche dai profumi che ci accompagnano lungo la strada.
Il nostro viaggio prosegue ancora a sud dell' Atlante verso la città di Ourzazate, dove visitiamo e ammiriamo la kasbah di Taourirt proprio bel cuore della città.
Vale la pena effettuare una deviazione per la visita delle Gorges du Todra.
Rivalichiamo a questo punto lì Alto Atlas (o Atlante) attraverso il passo di Tizi-n-Tichka, il più alto del Marocco e seguendo una strada degna dei più rinomati passi alpini giungiamo a Marrakech, capitale del sud e principale attrazione del Marocco centrale; le ampie mura di fortificazione, lunghe 12 km e consumate dal tempo, sembrano a malapena riuscire a contenere la brulicante vita. La città e' vivissima, coinvolgente, e starci nel suo cuore per un giorno intero fa quasi perdere la cognizione del tempo. Seguiamo la guida nelle stradine e viuzze del Suk tra una mescolanza di colori e odori fortissimi.
Dopo il giorno di sosta, riprendiamo il viaggio che ci riporterà verso il nord del Marocco; un' altra deviazione di consente di visitare le cascate d' Ouzoud. Le successive tappe di solo trasferimento autostradale ci portano prima a Rabat, la capitale, e poi di nuovo a Fez, dove visitiamo la Medina. Merita una menzione la visita delle concerie, per sottolineare le proibitive condizioni di lavoro!!
Il nostro tour si conclude quindi a Tangeri, dove traghettiamo per Tarifa e da qui rientriamo a Malaga.
Questo in sintesi il racconto del viaggio; l' organizzazione dello stesso, non richiede particolare impegno, è necessario il passaporto e nessun documento particolare per la moto; se l' assicurazione RC italiana non è valida, in tutte le dogane ci sono uffici appositi che stipulano delle polizze temporanee.
Per quanto riguarda i luoghi sono stupendi e a volte le stesse foto non rendono; la gente è molto cordiale, bisogna solo prestare un po' di "attenzione" nelle città, soprattutto nelle zone portuali; le abitudini e soprattutto i ritmi, sono decisamente diversi dai nostri, per quanto possibile, tocca a noi adattarci e portare spesso molta pazienza…..
Ringrazio, infine, tutti i nostri compagni di viaggio per la compagnia e la sempre spontanea vivacità; una particolare menzione per "Rollo" Rolando il quale si è prodigato in mille modi, per la perfetta organizzazione e riuscita del tour e in ultimo, ma non per importanza, a Clara e Ettore di "Osservando il Mondo", per i sempre validi consigli e la pazienza dimostrata.

Marco & Rossana
Milano

 

 

 

SULTANATO DELL'OMAN FEBBRAIO 2007
PRIMA ATTRAVERSATA DA SUD A NORD DEL DESERTO DEL "RUB AL KHALI"

 

Evviva, ce l'abbiamo fatta!
Si, abbiamo accompagnato il primo gruppo di motociclisti attraverso il deserto del Rub al Khali da sud a nord lungo la linea di confine con l'Arabia Saudita. Al traguardo di Muscat, capitale dell'Oman, tutti soddisfatti anche se per problemi logistici non siamo riusciti a percorrere le piste che attraversano le alture del Djebel Akhdar.
Tutto è cominciato esattamente dieci anni fa, quando nella nostra agenzia è pervenuta la richiesta di un gruppo di amici per organizzare un viaggio off road in un Paese nuovo. Il progetto di entrare nel Sultanato dell'Oman era pronto da mesi; non ci sembrava vero poterlo realizzare. Effettuando un viaggio non difficile, abbiamo portato a termine questa prima, seguita poi da numerose altre esperienze sempre portate a buon fine. L'anno scorso, in collaborazione con Enrica Perego di SudEst rentalraid, abbiamo pensato che spedendo delle moto a noleggio in Oman, si poteva realizzare un viaggio completamente diverso. Così è nato il nuovo progetto; abbiamo trasportato 7 motocicli enduro e tutta l'attrezzatura necessaria a Salalah, nel sud del Paese, pronti per essere utilizzati in questo fantastico territorio. Siamo quindi partiti per una approfondita ricognizione del deserto con due auto 4x4 Toyota HJ100 e chilometro dopo chilometro, abbiamo fatto la conoscenza di diversi militari dislocati lungo il confine e di alcuni beduini, incontrati per caso tra le dune, nei loro campi tendati assieme a bellissimi cammelli bianchi e marrone. Memorizzata la traccia nei nostri GPS (sistemi satellitari per l'orientamento) e inseriti alcuni punti ritenuti utili per i passaggi tra le dune, eravamo pronti per organizzare uno straordinario percorso attraverso il Rub al Khali da percorrere alternativamente da sud a nord.

31 Gennaio/1-2 Febbraio
da Milano Malpensa partono i primi partecipanti dall'Italia, accompagnati da Clara, per arrivare a Muscat in serata dopo uno scalo tecnico a Doha in Qatar. La nostra agenzia corrispondente MARK TOUR, provvede a trasferirli al Guestline Hotel per il pernottamento e a riprenderli il giorno successivo per il volo interno per Salalah, capoluogo della regione meridionale del Dhofar. Il 1 Febbraio io ed Enrica recuperiamo le persone con le due auto Toyota HJ100 che effettueranno il supporto logistico durante l'intero periodo. Portiamo partecipanti e bagagli all'hotel Beach Village, situato alla periferia orientale di Salalah. La struttura si presenta come una serie di piccoli appartamenti indipendenti all'interno di numerose villette costruite di fronte all'Oceano Indiano che bagna la costa. Dobbiamo percorrere una lunghissima e profonda spiaggia bianca per tuffarci in un'acqua che qui ha una piacevole temperature nonostante la stagione invernale. La nave proveniente dall'Italia col nostro container è arrivata in ritardo ed anche coi documenti timbrati dalla dogana, non abbiamo potuto effettuare alcuna operazione in porto a causa del venerdì che nei Paesi musulmani è considerato giorno festivo. Tutto rimandato al giorno successivo. Per la giornata odierna decidiamo di effettuare una escursione per visitare alcuni siti storici nei pressi di Salalah. Per uscire dalla città, percorriamo una infinita striscia di territorio interamente coltivata a banani, palme da datteri e papaje, che qui crescono abbondantemente grazie alla presenza di un microclima tropicale. Arriviamo alle rovine di Khawr Rawri dove gli archeologi stanno ancora oggi lavorando al sito per portare alla luce più abitazioni possibili. Il sito si riferisce all'antico porto di Sumhuram, divenuto importante nel 4 sec. a.C. per l'esportazione dell'incenso proveniente dalle alture circostanti del Dhofar. Poco oltre arriviamo alla sorgente di Tawi Atayr dove l'acqua scaturisce da più parti di una montagna e successivamente incanalata. Ritorniamo a Salalah nel pomeriggio e prima di arrivare all'hotel facciamo una breve sosta presso uno dei numerosi chioschi presenti lungo le strade per bere fantastici frullati preparati con banane, papaie, arance e canne da zucchero.

3 Febbraio
Al mattino presto ci rechiamo al porto e dopo le solite lungaggini tecniche per il posizionamento del container, riusciamo ad avere il nostro materiale assieme alle sette moto. Il tempo di caricare le due auto di appoggio e di effettuare i rifornimenti di acqua e carburante quindi a metà pomeriggio partiamo verso le alture del Dhofar. Una pista molto ripida ci porta subito a mille metri di quota tra decine di allevamenti di bovini e cammelli circondati da incredibili distese di acacie e piante di incenso. La prima notte trascorsa al campo, sarà l'unica del viaggio "piuttosto fresca", a causa dell'altitudine ma si sa, un buon piatto di pasta all'amatriciana con due fette di salame nostrano ed un buon bicchiere di vino, soddisfano qualsiasi italiano in terra straniera.

4 Febbraio
360 km - la tappa più lunga del viaggio. Partiamo alle 08.00 percorrendo altri sterrati attraverso le rade piante che crescono in questa regione. Arrivati a Thumrait, la polizia ci invita a dare spiegazioni sulla nostra presenza nel centro abitato. Non capita spesso di vedere un gruppo di motociclisti europei percorrere strade e piste in Oman, anzi pochissimi sino ad oggi l'hanno fatto, quindi una pattuglia in auto della Polizia, vedendoci effettuare i rifornimenti di benzina presso la stazione di rifornimento, ci ha chiesto piuttosto sbrigativamente di seguirli. Al comando sono seguite una serie di richieste di documenti e perfino una spiegazione sulla validità della nuova patente plastificata italiana. Dopo aver perso un'ora siamo partiti alla volta di Shishur, situata ai margini meridionali del grande deserto di sabbia. Ci siamo recati al sito archeologico di Ubar, la città dimenticata che l'archeologo americano Clipp ha scoperto dopo oltre cinque anni di ricerche, con l'ausilio dei satelliti. Da qui partivano oltre 5.000 anni fa, le antiche carovane di cammelli carichi di incenso verso il Medio Oriente e l'Iran. Ne approfittiamo per consumare uno spuntino sotto una tettoia di un food stuff (emporio alimentare).Ripartiamo per Faud, primo villaggio "bedu" situato tra le sabbie del mitico deserto del Rub al Khali. Il Sultano dell'Oman Ben Qaboos ha edificato in alcune aree geografiche ben definite, alcuni villaggi dove i beduini avrebbero dovuto risiedere; purtroppo abbiamo potuto notare che l'iniziativa non è stata molto apprezzata poiché queste persone sono per natura nomadi, e vagano nel deserto per la maggior parte dell'anno. Ci siamo, ora siamo in vista delle prime dune che già qui si presentano alte, di colore rossastro e alquanto morbide. Intorno al villaggio alcuni recinti in filo di ferro, racchiudono decine di cammelli: diversi maschi molto grandi dal pelo spesso e lungo riparano dal sole altri piccoli esemplari dal colore completamente nero. Qui, come in "tutti" i centri abitati isolati e presenti nel deserto, è possibile utilizzare già da qualche anno, il proprio telefono GSM (anche italiano) tramite una parabola che invia il segnale ad un satellite! Con nostro grande stupore accogliamo comunque in modo positivo questa meravigliosa tecnologia che assieme a molte altre collocano il Paese all'avanguardia nel mondo. Le nostre auto proseguono percorrendo vecchie piste costruite dalle compagnie petrolifere per arrivare a vecchi centri di perforazione ormai in disuso; i motociclisti, tramite punti memorizzati sul proprio sistema GPS, riescono a tagliare i numerosi cordoni di dune e a muoversi in modo autonomo. Ogni 50 chilometri si trovano pozzi di acqua solforosa chiusi da grosse valvole che chiunque può aprire e richiudere dopo averne utilizzata la quantità necessaria (nel nostro caso una doccia ristoratrice seppur a 35 gradi di temperatura). Ci fermiamo per montare il campo vicino ad un laghetto tra le dune e circondato da un canneto, un getto d'acqua calda alimenta costantemente la pozza d'acqua. Ci meritiamo una doccia prima di preparare la cena e fare la manutenzione alle moto. Un buon caffè preparato con la moka italiana, chiude la serata mentre la luna nuova si svela lentamente da dietro una duna per farsi immortalare nella sua piena lucentezza.

5 Febbraio
200 km - dopo colazione, saliamo sui nostri mezzi e senza alcuna fretta, partiamo in direzione del confine con l'Arabia Saudita che raggiungiamo dopo qualche ora. Ci troviamo nella parte del Rub al Khali dove le dune si raggruppano tra di loro per formare enormi montagne di sabbia assolutamente invalicabili; le loro cime spesso superano i trecento metri e per le nostre auto è impensabile tentare di percorrerle. Solamente i motociclisti riescono a precorrere le loro ripide pareti per un centinaio di metri fin quando i soffici granelli di sabbia si aprono inghiottendo le ruote anteriori delle moto. Ma il panorama che si ammira dall'alto, appaga ugualmente i nostri amici dei vari tentativi di scalata che terminano inesorabilmente in un nulla di fatto. Tutti i ragazzi dopo pranzo decidono di arrivare a fine tappa effettuando diversi tagli tra i cordoni di dune, così arrivano nel villaggio beduino di Al Mushash un'ora prima delle auto, che invece devono percorrere le poche piste esistenti. Poiché nel villaggio sono presenti diversi cammelli, i "bedu"non permettono ai motociclisti di entrarvi e anzi, li accompagnano un poco bruscamente a qualche chilometro di distanza in attesa del nostro arrivo. Ormai è buio e da lontano vediamo i fari delle moto che ci indicano la direzione del campo. Clara decide di preparare un risotto ai carciofi seguito da formaggio emmenthal e pecorino conditi con pomodori ed insalata.

6 Febbraio
la tappa si presenta impegnativa, dobbiamo seguire il confine ma già sappiamo che in alcuni punti la pista scompare sotto l'avanzare delle dune; riusciamo a distinguere a tratti segni evanescenti lasciati nel tempo dalle auto dei militari di passaggio. Dopo circa settanta chilometri arriviamo al villaggio di Mandar Dhibyan, dove troviamo un lavoratore indiano addetto alla sorveglianza di un grande gruppo elettrogeno, sempre in funzione. Con il suo aiuto, riempiamo tutti i nostri contenitori a disposizione di acqua potabile per proseguire il viaggio. Improvvisamente il deserto cambia colore e dal rosso ocra a cui eravamo abituati da alcuni giorni, ci ritroviamo immersi tra centinaia di piccole dune di "panna montata" completamente bianche. La maggiore difficoltà è l'inconsistenza della sabbia talmente morbida che obbliga i nostri mezzi a continui e ripetuti giri per cercare i tratti più "duri". I pali che indicano il confine con L'Arabia Saudita che solitamente rimangono alla nostra sinistra, improvvisamente si allontanano sempre più verso destra, segno inequivocabile che siamo sempre più all'interno nel Regno Saudita. Vediamo venirci incontro un pick up che subito ci affianca e con nostro stupore (ed altro!) notiamo un simbolo differente disegnato sulle due fiancate: non è omanita. Gli chiediamo se fosse un "saudi military" (militare saudita) e gentilmente ce lo conferma e ci informa anche in arabo e con una certa gestualità, di non preoccuparci perché stiamo percorrendo una pista aperta ad entrambi i Paesi ma che a causa del territorio, si trova a sconfinare in uno e nell'altro Stato. Risollevati dalla buona notizia, arriviamo per pranzo preso una postazione militare che ci ospita al suo interno, dopo aver fatto conoscenza con tutti gli occupanti dello stabile. Mentre i nostri ragazzi provvedono a riposarsi e a pranzare con l'aria condizionata, noi ci dirigiamo molto velocemente verso Al Ghaftayn per effettuare i rifornimenti di carburante per auto e moto. In tre ore riusciamo a rientrare presso i militari e dopo aver rifornito i motocicli, ripartiamo verso nord. Poco oltre, ci fermiamo per allestire il campo serale.

7 Febbraio
dopo colazione partiamo verso nord. Il fondo comincia a divenire insidioso a causa della presenza di fech fech (sabbia finissima simile al borotalco) così le auto devono procedere sfruttando al massimo la potenza del motore per non rimanerne imbrigliati. Arriviamo a Rija, dove alcune compagnie petrolifere riunite in pool, stanno trivellando il terreno alla ricerca del petrolio ad oltre 3.000 metri di profondità. Conosciamo il direttore, Wolff, un ragazzo tedesco simpaticissimo che ci invita a pranzare con i suoi colleghi presso la mensa del loro "campo". Dopo aver effettuato le foto di rito assieme a lui ed alla trivella situata a pochi metri dalle baracche, ci congediamo da lui e riprendiamo il nostro percorso. Ad Abu Tubal , un cartello ci indica che un tempo erano presenti sondaggi petroliferi ma ora non rimane altro che un grande tubo da dove fuoriesce acqua calda e solforosa ad alimentare un laghetto circondato da canne spontanee. Il tempo di una doccia prima di ripartire ed arrivare alla postazione militare di Aydan, dove in maniera più che disponibile, ci invitano a bere un the e ad assaggiare i datteri, rito obbligatorio ovunque ti trovi. Ormai sono le cinque del pomeriggio e riusciamo a percorrere pochi chilometri prima di accamparci; le dune sono ritornate ad essere colorate splendidamente di un rosso-ocra e in un angolo nascosto sotto un grande muro di sabbia, troviamo la posizione ottimale per pernottare. Mentre scarichiamo le auto, i motociclisti ne approfittano per effettuare ancora "due salite" sulle dune e scattare alcune foto al sole che lentamente va scomparendo all'orizzonte.

8 Febbraio
Ormai manca poco per uscire dal deserto e la mattina partiamo consapevoli di percorrere gli ultimi chilometri di sabbia. Il fondo del terreno ora é più compatto, le dune di sabbia si allontanano tra loro e divengono più rade fino a lasciare il posto ad una desolata distesa di sale misto a fango; siamo usciti dal Rub al Khali e stiamo per entrare nel Umm as Samim, la "madre dei veleni". Il chott si presenta come una desolata ed immensa laguna che si prolunga da nord a sud per oltre centocinquanta chilometri. E' assolutamente impossibile penetrarvi se non percorrendo le rare piste presenti per arrivare ad alcuni pozzi di gas. All'orizzonte, tra la foschia ed il fumo delle torri di prospezione, i primi insediamenti di Jibal e Fahud, l'area omanita più importante per l'estrazione di petrolio e gas. Effettuati gli ultimi rifornimenti di carburante proseguiamo fino a Muscat, dove ha termine il nostro fantastico viaggio nel Rub al Khali. Per una serie di problemi tecnici che ci hanno ritardato il giorno successivo, non abbiamo potuto percorrere le piste di montagna del Jebel Akhdar; un pizzico di delusione non riesce a scalfire la soddisfazione per essere arrivati nella capitale senza alcuna caduta o rottura.
Un ringraziamento a tutti i ragazzi presenti al viaggio che sicuramente hanno contribuito alla riuscita del viaggio ed alle autorità locali che ci hanno permesso il passaggio di determinate zone non sempre percorribili facilimente. Un riguardo particolare merita sicuramente la gente del posto, sempre e ovunque disponibile a dare una mano in qualsiasi situazione, con la loro semplicità che li contraddistingue. Infine è doveroso ricordare la nostra agenzia turistica locale, la Mark Tours (Mr. Mohamed) per l'appoggio logistico ed i veicoli 4x4 che, nonostante non siano preparati per effettuare questo tipo di percorsi, non hanno presentato alcun problema e la compagnia aerea Qatar Airways, nella persona di Marina Ferrante sempre a disposizione dei nostri gruppi.

Un arrivederci alla prossima avventura!
Osservando Il Mondo - Ettore Francesconi

Hanno partecipato al viaggio:
Clara Binetti (Osservando Il Mondo)
Enrica Perego (Sud Est Rental Raid)

Michele Bretoni
Maurizio Bottosso
Giovanni Candiani
Francesco Colombo
Massimo Polacchini
Alberto Soldavini
Giovanni Stigliano

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